Supply Chain Collaborativa

SCOR MODEL

La scarsità di risorse di tutta la filiera , può diventare un’occasione per avviare un confronto costruttivo fra produttori e aziende retail di distribuzione.Siamo passati da un paradigma in cui le merci erano sempre disponibili e bastava ordinarle per riceverle nei magazzini, ad un paradigma in cui il prodotto scarseggia è la qualità della supply chain farà sempre più la differenza fra incassare e perdere un cliente.

Per questo motivo è necessario costruire una  relazione efficace tra fornitore e distributore che deve avere come obiettivo il miglioramento dell’efficacia nei confronti del consumatore finale. 

Qui sotto alcune considerazioni sui passaggi fondamentali intrapresi nelle mie esperienze nella gestione di   TEAM Supply Chain Collaborativo.

Team Supply Chain

Il TEAM deve essere composto da esperti dalla Supply Chain di entrambe le aziende, si dovranno trattare temi specifici relativi a come avviene lo scambio di informazioni, ordini, merci e resi fra le aziende, argomenti che spesso non sono di competenza  del Category Manager/Buyer.  Dovranno essere coinvolti quando serve esperti delle relativi funzioni aziendali per supportare analisi o definire nuove modalità operative (Acquisti , Logistica, Riordino)

Indicatori di performance comuni

Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso il fornitore si presenta con indicatori di performance strutturati che misurano il livello di servizio cliente ( livello servizio in consegna ai WH del distributore), in realtà si tratta di indicatori che misurano il livello in uscita dal loro WH e non quello misurato alla consegna, ma trovandosi in molti casi a confrontarsi con Distributori che non misurano il Livello servizio fornitore non possono verificare la bontà dei KPI in loro possesso.

Quando il Retail inizia a misurare i propri indicatori e li confronta con quelli del Fornitore, ci si accorge che questi sono differenti, spesso a causa dei tempi e modalità di consegna dei vettori.

Non sto affermando che la responsabilità sia del vettore, ma ho constatato che il processo end-to-end non tiene spesso conto dell’attività di consegna e, senza indicatori da parte del retail, non diventa possibile iniziare un rapporto di confronto.

Confronto aperto

Confrontarsi significa dare visibilità di come l’azienda svolge le attività, e di conseguenza essere disposti a cogliere le opportunità di miglioramento che ne potrebbero derivare.

Non si tratta quindi di una attività ad effort zero, richiede competenze specifiche per mappare i processi, definire indicatori standard, creare dashboard di monitoraggio e incontrare i fornitori. Consiglio di affrontare l’argomento portando per primi al tavolo i fornitori più importanti del vostro assortimento, che spesso sono quelli più strutturati e maggiormente interessati ai benefici che ne potrebbero trarre. Se non disponete di metriche standard per misurare le performance della supply chain, prima di avventurarvi nella costruzione  di metriche ad hoc (custom), consiglio di fare riferimento allo SCOR MODEL (APICS – Supply Chain Operations Reference Model SCOR ).

Miglioramento continuo (PDCA)

Durante gli incontri dei TEAM emergeranno molte opportunità di miglioramento che potranno essere seguite con la classica logica del PDCA .

Si tratta di un processo che necessita di  una base dati consolidata e dai 8 ai 12 mesi di tempo per essere avviato e produrre i primi risultati.

Sarà però nei momenti di crisi in cui risorse, processi e strumenti sono consolidati che i TEAM collaborativi di Supply Chain sapranno fornire il maggiore supporto, collaborando assieme per rispondere alle criticità che emergeranno.

Quale è stata la tua esperienza ? Hai implementato indicatori per misurare le performance del livello di servizio dei tuoi fornitori ? Questo articolo ti è stato utile ?